Itinerario - Tra storia e leggenda.

Sin dall’età romana il ponente era attraversato, parallelamente al litorale, da importanti vie come l’Aurelia e la Julia Augusta. Altre strade più faticose si allontanavano dal mare e, valicando i passi, si dirigevano verso la pianura Padana. Il più delle volte trasportavano sale, elemento comune nelle località costiere ma indispensabile per la gente dell’entroterra. Erano "vie del sale" ma non solo:anche di transumanza, commercio, contrabbando e pirateria (i Saraceni non si limitavano a saccheggiare le coste).

Descrizione dell’itinerario.

Località:

- Salto del Lupo ( 198 metri slm)

- Punta Alzabecchi ( 701 metri slm)

- Dislivello: 600 metri slm

- Tempo di percorrenza: 2. 45 h

- Difficoltà:EM.

- Come arrivare:uscita caselli dell’autostrada dei Fiori:da Pietra Ligure a Toirano 7 Km, da Albenga a Toirano 9 Km. Servizio pullman S. A. R. da Pietra Ligure, Loano e Borghetto S. S.

Un tempo le mulattiere, quando ancora servivano, erano frutto di intelligenza e raziocinio:le pendenze erano costanti e il fondo "ruvido" costituito dalle pietre opportunamente squadrate permetteva agli zoccoli degli animali da soma di avere presa sicura. Non sempre però le condizioni del terreno permetteva di seguire il percorso di crinale o di mezza costa; a volte si era costretti a seguire il fondovalle costeggiando il torrente, per salire poi decisamente verso il valico.

E’ quello che ci apprestiamo a fare seguendo inizialmente la sinistra idrografica del rio della Valle. Il segnavia rombo rosso si trova poco prima del ponte Salto del Lupo, nome che inequivocabilmente suggerisce la passata presenza nella zona di questo animale. Il lupo era associato, come anche le "basure", a forze occulte apportatrici di male; e’ quindi normale che realtà e dicerie si intreccino malamente tra loro. A Ranzi nel ‘700 si raccontava di una donna, una Rembado, divorata da un lupo nei prati della "Bandia" . Oppure che il "Buranco", vicino al Giogo di Toirano, fosse la porta degli inferi dove venivano trascinate le povere anime rapite dal lucifero nelle notti di luna piena, in groppa a un’asino dagli occhi di fuoco. Quest’ultima naturalmente é una leggenda popolare che però rende l’idea di quanto suggestivi siano questi luoghi.

Quasi senza accorgecene attraversiamo un ponte, costituito da grossi massi appena sbozzati e gettati come travi sul corso del torrentello. Tecnica alquanto spartana ma evidentemente valida dal momento che resiste da decenni alla usura del tempo e dell’acqua. Dopo 30 - 40 minuti arriviamo a una cisterna con il simbolo della fonte in bella evidenza. Non si capisce bene come sia possibile riempire la borraccia (l’acqua si sente scorrere ma non si vede) comunque poco male dal momento che quella che abbiamo dovrebbe essere sufficiente per giungere sulla provinciale in prossimità dell’albergo "Del Giovo". A fianco della cisterna si diparte un sentierino che conduce alla Grotta della Giara (non visitabile) la quale riveste grande importanza grazie alle scoperte fatte nel secolo passato. Ossa umane e di animali, frammenti ceramici e un pendaglio di rame spiraliforme "ad occhiale" attribuibile all’Enolitico sono stati trovati all’ingresso della caverna. A quota 500 metri slm attraversiamo un ponte a unica fornice; saliamo così per il lato destro idrografico del rio Valle. Folti alberi nascondono le alte balze rocciose del Ravinet e della Punta Alzabecchi. Il sentiero inizia a salire faticosamente fino al prato di Ganò. Ora dobbiamo prestare molta attenzione dal momento che il sentiero rombo rosso che teoricamente dovrebbe terminare in prossimità del Giogo di Toirano si perde nel folto della vegetazione. Ci auguriamo che venga ripristinato quanto prima per renderlo nuovamente agibile. Una volta giunti al prato, 50 metri dopo il palo della luce (con il rombo rosso verniciato) si prende un sentiero che si dirige a sinistra della via originaria.

Una strada in terra battuta (di tanto in tanto incontriamo il segnavia vernice bianca e verde disposti ad elle) confluisce sulla provinciale che porta al Giogo. A questo punto non ci resta che raggiungere Punta Alzabecchi seguendo il segnavia tre pallini rossi disposti a triangolo. Usciti dal sottobosco di faggi e per ripidi prati si sale fino alla cima (701 metri slm) dove la vista spazia dal M. Carmo al Monte San Pietro, dal Peso Grande al mare e alle spiagge costipate di bagnanti. E’ una vera fortuna essere qui al cospetto di un ambiente così suggestivo e austero.

Testo di Enrico Bottino
Articolo "Liguria in Pietra"
La Rivista del Trekking n° 121
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