Itinerario - Lungo la via romana in Val Ponci

Si chiama Julia Augusta ed era nata sulla ristrutturazione di quella già esistente, la Aemilia Scauri. Quest’ultima da Dertona (Tortona) valicava il Colle di Cadibona per poi scendere lungo la Val Quazzola fino a Vada Sabatia; infine da Vado Ligure la via litoranea, ovvero l’Aurelia (241 a. C. ) , si dirigeva verso la Gallia. Su questo prospetto s’inserisce a partire dal 13 a. C. la via Julia Augusta ma con qualche lieve modifica rispetto alla A. Scauri. Infatti per evitare le asperità di Capo Noli, la strada imperiale "tagliava" all’interno, verso il valico di Magnone, seguendo il corso del rio Ponci. La fortuna di questa valle é l’aver goduto di uno splendido isolamento che ha permesso di tramandare ai posteri un documento di storia importante: i ponti imperiali.

Descrizione dell’itinerario.

- Magnone.

- Ponte dell’acqua

- Cà du Puncin

- Ciappo del Sale e Rocca degli Uccelli

- Cave romane

- I ponti romani delle Voze, Sordo e delle Fate

- Calvisio (corriera x Finale Ligure)

- Tempo di percorrenza: 5-6 h

- Difficoltà: T

- Come arrivare: si raggiunge Magnone provenendo da Spotorno (casello autostradale) o altrimenti da Noli, salendo a Voze. Dalla Colla di San Giacomo, sull’Alta Via dei Monti Liguri, si può raggiungere a piedi l’itinerario descritto attraverso il segnavia bollo rosso con linea bianca (simile a un divieto di transito)

Magnone, punto di partenza del nostro itinerario, si trova in fortunata posizione panoramica sulla valle Sciusa, che scende al mare incuneandosi tra le falesie bianche della Rocca degli Uccelli e della lunga Bastionata di Boragni. La chiesa di Magnone, con segnavia cerchio rosso barrato, apre le porte all’altipiano calcareo ricoperto da fittissime leccete. In direzione sud-est si scende nella valle, scavata in passato dalle acque, divenute oggi sotterranee fin nei pressi di Finale Ligure. A un bivio seguiamo il segnavia con il tondino rosso finché incontriamo i resti dell’ arcata in arenaria del Ponte Magnone. Si prosegue verso sud fino alla Cà du Puncin. A livello del secondo ponte romano, chiamato "dell’acqua" percorriamo in salita un sentiero con segnavia tre pallini rossi disposti a triangolo. Giunti ai resti di una cappelletta votiva si prosegue verso sud, seguendo la marenca con segnavia rombo rosso vuoto che porta in cresta fino al Ciappo del Sale. Si tratta di una grande roccia piatta calcarea di forma pentagonale con il lato più lungo di 37 metri circa quello minore di 7 metri. Stiamo calcando con gli scarponi una grande varietà di incisioni rupestri: segni cruciformi, figure antropomorfe, coppelle e scritte. Tra le più curiose raccolte iconografiche c’é la figura di una testa rotonda a raggiera e corpo triangolare oppure un cerchio irregolare con un punto al centro. Difficilmente databili, i graffiti possono essere di origine preistorica, medioevale se non addirittura moderna. Il toponimo "Ciappu da Sa" ricorda il passaggio dei mulattieri e dei buoi aggiogati ai carri; se ne scorgono ancora oggi le tracce sul calcare, lungo il lato più lungo del ciappo. Tornando sui nostri passi decidiamo di fare una breve deviazione (prima di giungere al bivio) che conduce alla sommità della Rocca degli Uccelli, così chiamata perché l’impressionante parete verticale ospita nidi di falchi. Pervenuti al ponte dell’Acqua continuiamo a scendere lungo la stretta ed incassata val Ponci, ma prima d’incontrare il terzo ponte, quello delle Voze, effettuiamo una deviazione. Una breve salita conduce a tre cave di estrazione della Pietra di Finale, presubilmente romane. Dal ponte delle Voze un’altra deviazione (due quadrati rossi) conduce all’Arma delle Manie, una volta di roccia dalle notevoli dimensioni al di sotto della quale sono stati trovati importanti reperti archeologici di 50 - 60. 000 anni fa. La val Ponci é chiusa dal ponte romano meglio conservato e tutt’ora carrabile, il ponte delle Fate, il quale nome ha origine dall’Arma omonima li vicino, chiamata in dialetto anche "di zembu" o "delle "Faje". Chiusa al pubblico, vi sono state rinvenute ossa di cervo, ursus speleus e ossa umane attribuibili all’uomo di Neanderthal. Camminando ai piedi di Rocca di Corno, amata parete dei free-climbing, soprattutto stranieri, si scende fin giù a Calvisio dove la corriera ci traghetta a un nuovo punto di pace, il mare.

Testo di Enrico Bottino
Articolo "Orizzonti di mare e di monti"
La Rivista del Trekking n° 122
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