Itinerario-La via Julia Augusta

Abbazia di S.Martino(Albenga)

Chiesa di S.Croce di Alassio

Lunghezza:5.5 Km

Dislivello:83 m.

Tempo di percorrenza:1.30 h (solo andata)

Difficoltà:T

Percorribile anche in mountain bike

La ricorrenza delle piene e delle magre del Centa ha permesso di scoprire nel suo attuale alveo una serie di edifici di probabile destinazione termale e,in corrispondenza del tessuto della via Julia Augusta,dei piloni dell’acquedotto romano.Questi resti,celati dalle acque del torrente,anticipano l’itinerario che siamo pronti a percorrere lungo l’area paleocristiana di S.Calocero,le cui origini funerarie si ricollegano a quelle della Basilica di S.Vittore dal lato opposto della città.A occidente di Albenga,con le principali emergenze monumentali romane (ad esempio i ponti romani della Val Ponci nel Finalese) la descrizione della direttrice della antica via romana é più sicura;per il settore orientale possiamo ipotizzare il suo percorso.Da Ceriale,attraversati i ruderi della Parrocchiale di S.Eugenio,la via passava in corrispondenza delle dieci arcate medioevali del "Ponte lungo"(erroneamente ritenuto nel passato costruzione romana).Una Basilica paleocristiana(di San Vittore) sorgeva sull’area della precedente necropoli romana.In città la via Julia Augusta entra per la porta Molino ed esce dalla porta Arroscia lungo l’allineamento fondamentale della trama urbana di origine romana del "cardine massimo",oggi Via Medaglia d’Oro.Giunti a Vadino,dalla strada che sale al "Monte",una creuza segna l’inizio della nostra passeggiata archeologica lunga la via romana.Vicino all’Abbazia di S.Martino ci sono le fondamenta di un anfiteatro di modeste dimensioni (50 x70) e nei pressi il "Pilone",un monumento funerario del sec.II d.C.(restaurato nel 1852),una tomba a torre,denominata "pila" che ospitava in una nicchia le urna cinerarie dei defunti.In questa area sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica databile anteriormente al II secolo d.C.La via Julia Augusta,aperta dall’imperatore Augusto tra il 13 e 12 a.C.,collegava,attraverso un itinerario costiero,la pianura padana con la Gallia e la Spagna,noi ci "accontentiamo" di raggiungere la chiesa di Santa Croce di Alassio.Nel primo tratto della strada,lungo il lato a monte si affacciano i ruderi di alcuni monumenti funerari caratterizzati da murature in conglomerato cementizio rivestite da paramenti in blocchetti di pietra squadrati.In particolare si distinguono alcuni recinti funerari (I-II sec.) contraddistinti appunto da un recinto a pianta quadrangolare all’interno del quale venivano effettuate le deposizioni.In direzione di Alassio si incontrano ancora la pavimentazione primitiva in lastre di pietra con marciapiedi rialzati e canalette per il deflusso delle acque.Dopo aver superato la chiesetta medioevale di S.Anna,il percorso archeologico della via Julia Agusta si conclude presso l’Arco di Santa Croce,adiacente all’omonima chiesa romanica fondata dai monaci benedettini della vicina isola Gallinara nel XI secolo.Carubbi secolari ci hanno accompagnato lungo la passeggiata a testimonianza del dimenticato valore economico e ornamentale che un tempo quest’albero possedeva.Camminando lungo la via,tra mura di seconde case,e,in parte sull’asfalto delle strade private che ha nascosto l’antico lastricato romano,osserviamo verso il mare l’isola Gallinara,l’isola di Robinson,l’isola fortunatamente inaccessibile,che forse più di ogni altro posto ha tramandato fino a noi quei tesori botanici della macchia mediterranea conservati quasi come all’epoca romana.Chissà perché lunga la costa ci sono così tante boe bianche?Ma no!Che sciocchi quei puntini bianchi altro non sono che gabbiani reali che hanno scelto in quell’oasi di pace il loro luogo di nidificazione.

Testo di Enrico Bottino
Articolo "Lungo i sentieri ingauni tra mare e monti"
La Rivista del Trekking n° 115
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