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Oratorio di S.Caterina
Riprendiamo ora il cammino scendendo per via Superiore al Castello che conduce in una bella piazzetta immersa nel verde dove spicca la bianca facciata baroccheggiante dell'Oratorio di S.Caterina. Non è quasi mai aperto al pubblico, e dovremo quindi limitarci ad un’occhiata dal di fuori: potete comunque farvi un’idea dell’interno, osservando la finestra sopra l'ingresso che riproduce il motivo geometrico della pianta interna. L'iscrizione latina in alto lungo il perimetro interno della navata, recita: A Santa Caterina, nata da stirpe regale, l'Imperatore Massimiliano accrebbe la gloria col martirio della ruota Spotorno le consacrò la chiesa e gli angeli posero sul monte Sinai la sua anima. Sul lato destro, una porticina di accesso secondario è sormontata da un lunetta di ardesia del secolo XIV; il bassorilievo raffigura la santa tra due coppie di incappucciati. Si tratta forse di un reperto proveniente da una delle più antiche confraternite esistenti in Spotorno, probabilmente quella dei ‘battuti’. Nell'interno dell'edificio sono conservati alcuni dipinti tra i quali Lo sposalizio mistico di S.Caterina e una tela dedicata a S.Chiara. Abbiamo già ricordato come S.Caterina d’Alessandria e S.Chiara fossero sante a cui i marinai e i naviganti erano particolarmente devoti. Questo oratorio ebbe sempre grande venerazione da parte degli spotornesi e il 25 novembre, giorno di S.Caterina, veniva celebrato con grandi festeggiamenti. Proprio in questa occasione, Lawrence, durante il suo soggiorno del 1925, ci regala un bel ritratto di Spotorno: [...] C'è una luna così luminosa che anche le vigne fanno un'ombra e il Mediterraneo scintilla di un grande biancore nella sua oscurità. Sulla spiaggia i lumi delle vecchie case ammiccano piano e sopra il muro del promontorio si avanzano i fari di una locomotiva. È festa, il giorno di santa Caterina, e gli uomini sono tutti di sotto, attorno alle piccole tavole, che bevono vino o vermut. (da Mornings in Mexico, Londra, Secker,1927. Trad. italiana di Elio Vittorini)
Lasciamo ora l’Oratorio e raggiungiamo piazza Casassa, da cui riprenderemo via Demaestri.
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