|
Sul lungomare
Iniziamo questa passeggiata letteraria - ma anche storico-artistica - con un filosofo, tra i personaggi più importanti che citeremo: il grande illuminista francese Gli apparve come "un grande villaggio, ricco", ' un apprezzamento di cui si può andare orgogliosi al di là di ogni campanilismo, data la severità con cui il filosofo giudicò luoghi, usi e costumi della Liguria del Settecento che nel suo viaggio andava attraversando. Al proposito, basta ricordare il celebre commiato da Genova, che inizia come un vero e proprio grido di liberazione: Addio soggiorno di Pluto! E per continuare - con la dovuta ironia - il paragone con Genova, tutto a favore di questi dintorni, aggiungiamo che Montesquieu dichiarò il porto di Vado Ligure, non una, ma "cento volte migliore di quello di Genova", sia per l'esposizione, sia per il fondale. Precisiamo: non tragga in inganno l’importanza del primo nome citato, perché alla letteratura con la maiuscola affiancheremo piccole storie, tradizioni, leggende, aneddoti, insomma, quel complesso di narrazioni - magari conosciute, ma al momento ‘buono’ ignorate - che si può definire letteratura popolare. Per ora torniamo ai letterati: così Stéphan Liégeard nel 1887 descrive il panorama nel libro il cui titolo, La Côte d’Azur; darà il nome alla riviera francese: [...] Boschetti di pini ad ombrello ci introducono a Spotorno, una fresca contadina, con ghirlande di pampini sulla fronte e sulle spalle una corbeille di aranci e di limoni. Gli alberi che si curvano sotto il peso dei loro frutti su queste baie d'oro sono di notevoli proporzioni e producono, si dice, persino ottomila frutti l'anno. Sulla spiaggia, i pescatori, perfettamente allineati, sono intenti a tirare le reti. Ed ora, con ordine, osserviamo, a destra, dall'alto della collina, dominare sul golfo l'imponente castello degli Ursini, della Repubblica Marinara di Noli. Verso il mare si protende il rilievo di capo Noli, e Angelo Barile (Albisola M. 1888-1967), poeta che tra l’altro fu collaboratore della rivista fiorentina Solaria, così ne descrive l'inquietante fascino:
Capo Noli, turchina cornice al mio orizzonte... Nella chiara mattina quasi umano gigante che teso a filo il dorso ritrae la fronte, avanza il muso enorme e addenta dov'è più azzurro il mare.(...)
Il botanico Giorgio Gallesio, a inizio ‘800, ricorda con un certo timore il suo passaggio nella galleria di Capo Noli, allora in costruzione: quantonque non finita permette però già il passaggio e presenta, nell’orrore degli scogli rotti e amuchiati di cui è ingombra, uno spettacolo ancora più imponente che se fosse finita. E’ un paesaggio che colpì anche la fantasia di Dante Alighieri che dovette percorrere un arduo sentiero dalla sommità di Capo Noli all'antica Repubblica marinara: abbiamo così modo di proporvi alcune terzine della Divina Commedia, che alcuni di voi già conosceranno. Nel IV canto del Purgatorio per dar rilievo e naturalezza alle difficoltà della prima salita del monte del Purgatorio, Dante si avvale di esempi realistici evocando precisi luoghi geografici caratterizzati da difficoltà d’accesso e ripidità. E Noli, ai tempi di Dante, era accessibile solo via mare o scendendo per le pareti quasi a picco dei monti che la circondano: Maggiore aperta molte volte impruna con una forcatella di sue spine l'uom della villa quando l'uva imbruna, che non era la calla onde saline lo duca mio, e io appresso, soli, come da noi la schiera si partine. Vassi in Sanleo e discendesi Noli montasi su in Bismantova in cacume con esso i pié; ma qui convien ch'om voli; (da Purgatorio, IV, 19-27)
Parafrasando il brano, il suo significato è il seguente: Quando l'uva è quasi matura, il contadino con una piccola forcata di rovi [per ostacolare eventuali furti] ostruisce un sentiero non più largo della salita che la mia guida [Virgilio] ed io affrontammo, ormai soli, dopo l'allontanarsi della schiera [delle anime degli scomunicati]. A San Leo [borgo del ducato d'Urbino, situato sulla cima di un ripido colle] si va a piedi, e così si discende a Noli, o si sale alla cima della montagna di Bismantova [nel subappennino emiliano, ove aveva residenza la contessa Matilde],... ma qui bisognerebbe avere le ali! Volgiamo ora il nostro sguardo a sinistra, all'isola di Bergeggi (già S.Eugenio), che limita a N E l'insenatura di Spotorno. Così continua il brano di Liégeard, che abbiamo citato in precedenza: Davanti a noi sorge un'isola, molto più piccola della Gallinara, che appartiene al medesimo proprietario - un collezionista di scogli, pare. [...] Piedistallo scosceso di una abbazia in rovina che dipendeva da Lérins, l'isolotto non è che una roccia ove possono infrangersi le navi, in una notte di tempesta. È una ‘roccia’ tuttavia, che conserva tuttora alcune memorie interessanti: i resti di una chiesa romanica che risale al sec.XI e le tracce di una chiesetta paleocristiana del Fonti documentarie indicano Bergeggi come saltuaria sede di vita eremitica e luogo di culto, per la presenza della tomba di S.Eugenio. Già in epoca bizantina l'isolotto ospitava un monastero, il cenobio di Sant'Eusebio, a cui, nel 922, il vescovo di Savona assegna un gruppo di monaci lerinesi (provenienti dalle isole Lérins situate davanti a Cannes). Nel 1588 il vescovo di Noli trasferisce le spoglie di S.Eugenio nella propria cattedrale dove tuttora sono deposte alla base dell'altare. Numerose sono le leggende ispirate all'isolotto. Singolare è quella che raffigura l'isola alla stregua di una provvidenziale imbarcazione con cui i vescovi africani Eugenio e Vindemmiale fuggono per mare lontano dalle persecuzioni loro inflitte dai Vandali (VII sec.): Si spezzarono le catene, si aprirono le porte. Uscirono di città, indisturbati verso il mare. C'era una barchetta pronta e con essa vogarono fino ad uno scoglio vicino. Scesero sullo scoglio ch'era in vetta illuminato da una misteriosa luce, e lo scoglio si mosse. Passarono la Sicilia, il Tirreno e, giunti nel golfo ligure, di fronte alla città dei Vadi Sabazi, a poca distanza dalla costa, lo scoglio si arrestò. Ritrovarano la barchetta e con essa misero piede in terra di Liguria dove predicarono con ardore la fede di Cristo tra quelle genti pagane. Ma ogni sera tornavano al loro rupestre isolotto, detto di Bergeggi, che d'allora non si mosse più, e sul finire del secolo decimo, vide sorgere un'abbazia dedicata a Sant'Eugenio.
Per molti secoli le coste liguri furono saccheggiate da pirati Saraceni (berberi e mori). Tristemente famoso in Liguria fu il capitano berbero Dragutte (o Dargut) che compì l'ultima delle sue incursioni a metà del Cinquecento. Non c'è dunque da stupirsi del fatto che se nomi di luogo come la Baia dei Saraceni - nel comune di Varigotti - o Frassineto (‘fortificazione’) spicchino nella toponomastica locale. D’altra parte, è lo stesso dialetto ligure a ricordarci gli stretti rapporti - certamente non solo guerreschi, ma anche commerciali - con il mondo arabo, testimoniato dai numerosi vocaboli di cui elenchiamo alcuni fra i più noti: camallo, darsena, mandillo, massacan, scialla scialla. Anche le cosiddette torri saracene - qui a Spotorno potete scorgerne due, una davanti all’Isola di Bergeggi, l’altra più all’interno, quella di Coreallo - hanno a volte davvero origine saracena, sono state costruite cioè dai saraceni, che sulla costa ligure ebbero non poche piazzaforti al momento della loro maggior potenza, intorno all’anno Mille. Leggende e anedotti tramandano la memoria delle loro scorrerie, che si protrassero sino al Settecento. Vi racconteremo tre storie: un aneddoto - si spera divertente - un episodio storico, ed una leggenda romantica. Un soldato di guardia sulla spiaggia - forse proprio quella di Spotorno - avvertì nella notte buia un rumore sospetto che gli sembrava provenire dal mare. "Fermi!" - gridò puntando la lancia, ma nessuno rispose. Impaurito, iniziò a retrocedere con l’intenzione di correre a dare l’allarme, ma improvvisamente urtò la schiena contro qualcosa di appuntito. Credendo di avere alle spalle una scimitarra turca, alzò le braccia in segno di resa, gettò via la lancia, ed esclamò: sciò turco, me rendu! Me rendu, sciò turco, ho dito che me rendu! (Signor turco, mi arrendo! Mi arrendo, signor turco, ho detto che mi arrendo!) Nessuno gli rispose, ma quella punta continuava a premergli la schiena. Nel silenzio assoluto il poveruomo aspettava la morte. La luna spuntò fra le nuvole. Mosse la testa lentamente - pensando "Tanto, ormai, pé mi a l'è finia..." (tanto ormai, per me è finita) - finché arrivò a scorgere la sua ‘scimitarra’, cioè la prua della barca contro la quale era andato ad appoggiarsi. Gli tornò tutto il coraggio, e gridò: "No me rendo, e no me renderia pe’ tutti li turchi de la Barberia". E subito, riacciuffata la lancia andò a piantarsi a gambe larghe sulla spiaggia a continuare la sua intrepida guardia.No me rendo e no me renderia, pe' tutti li turchi de la Barberia! (da La liguria e la sua anima di D.G.Martini e D.Gori, Sabatelli editori, III 1967, Savona) Il prossimo episodio è invece più storicamente documentato. Il Podestà di Albenga in una lettera a Genova descrisse lo scontro avvenuto il 15 luglio 1588 fra corsari algerini e la nave Gio Grande di Ragusa (l’attuale Dubrovnik), e comincia così: "Questa mattina si sono scoperti undici vasselli turcheschi al capo di Noli". I corsari avevano da poco compiuto un’incursione a Prà e a Sapello. Poi, dirigendosi verso Ponente avevano tentato di impadronirsi della Gio Grande, più o meno al largo di Albenga; dopo circa 4 ore di combattimento non ci riuscirono, e fuggirono in seguito al colpo di cannone che sfondò una loro ‘galeotta’. Decisamente romantica è invece la leggenda del tragico amore tra la figlia di un nobile di Bergeggi e un giovane principe Saraceno. I due amanti accusati di tradimento, fuggono sull'isolotto dove, abbandonati a loro stessi, restano confinati dal resto del mondo. Così si vuole credere, che ancor oggi, in certe notti si possano scorgere le figure dei due innamorati che mano nella mano, illuminati dalla luce furtiva della luna, passeggiano sull'isolotto. Il fascino della costa ligure di ponente, ma forse non proprio qui di fronte, rapì anche il nobile Giacomo Casanova, che così ricorda un dolce momento del suo viaggio da Antibes a Genova, ovviamente, in compagnia femminile, duplice:
Terminata la cena, sebbene il vento fosse molto lieve, i rematori si riposarono. Feci spegnere le luci e le mie due amiche si addormentarono al mio fianco...
Di differente natura sono gli interessi del Prefetto dell'Orto Botanico di Pisa, il quale in visita presso queste coste nel 1699, a proposito della flora presente sull'isolotto annota sul proprio diario un elenco che al nostro orecchio può suonare come la pozione di una strega:
Scorzo nera viperina di covello rara, raririssima e vera, Tittimalo serrafolio raro, Rapontico di Covello, Ruta canina, Sefilo petreo. Ma la scorzonera sola vale di più* che tutte le piante che vi si trovano
Fra ‘700 e ‘800, la Liguria ebbe un posto rilevante nello sviluppo delle scienze naturali e in particolare della botanica, sia per iniziative locali, sia per l’arrivo e l’apporto di studiosi italiani e stranieri. Il professore sarzanese Antonio Bertoloni, dell’Università di Bologna, parla di una vera e propria gara fra i giardini dei Durazzo (Ippolito a Pegli, Giacomo Filippo a Cornigliano, Giuseppe all’Acquasola) di Grimaldi a Pegli, del De Franchi ad Albaro, di Gian Carlo Di Negro nella villa sopra a Corvetto. E’ l’ambiente stesso della nostra regione che favorisce la botanica, la Liguria come un laboratorio di storia naturale all’aperto, con più climi in uno spazio ristrettissimo, con specie subtropicali, mediterranee a pochi passi da specie tipiche dei climi freddi. Nella seconda metà dell’Ottocento sorgeranno i giardini di acclimatazione ad opera di tedeschi e inglesi a Bordighera, alla Mortola - Villa Hanbury - e a Sanremo. Giorgio Gallesio, per oltre trentacinque anni, a partire dal 1801, fa delle sue terre fra Finale L. e Calizzano un vero e proprio laboratorio scientifico, documentato dal suo Giornale di agricoltura. Scienza e turismo a volte sembrano mescolarsi. Ad esempio, l’Abate Carlo Amoretti (Oneglia, 1741) che ebbe fama di erudito anche fuori della Liguria, negli ultimi anni della sua vita tornò nei luoghi natali, affiancando agli studi di geologia, botanica, zoologia, agricoltura, storia locale e archeologia, una passione che diventerà scopo principale del turismo in riva al mare: il bagno quotidiano, anche se - l’Abate ci racconta - nei luoghi più al riparo da sguardi indiscreti e con una sorta di scafandro. Le difficoltà dei viaggiatori in Liguria sono ricordate in una guida del 1805, di Reichard: viaggiando a dorso di mulo o in portantina, il viaggiatore.... era come sospeso su un abisso, in fondo al quale sentiva muggire il mare che viene a rompere i suoi flutti ai piedi delle rocce di cui si perlustra con inquietudine la cima. [Si camminava] in mezzo a colline coperte di ulivi, [attraversando] foreste di aranci e vallate ricoperte di piante aromatiche e arbusti profumati, [ma poteva anche capitare] di passare la notte nelle capanne dei pastori o in miserabili casolari. I pregiudizi degli stranieri sull’Italia erano numerosi. Anche per combatterli, Giovanni Ruffini (Bordighera, 1807-1881) scrisse il romanzo storico Il Dottor Antonio, pubblicato in inglese nel 1855, con l’aiuto di Cornelia Turner e Henrietta Jenkin. Così viene riportato il parere di Sir John Davenne, padre della contessina Lucy: L’Italia era un bel paese, ma appena abitabile: una fornace la state, una ghiacciaia d’inverno... E dichiarava gli Italiani, popolo rapace, dalla parola melliflua, dall’aspetto misero, che non andava mai senza una corona nella saccoccia e uno stiletto nell’altra Il massimo complimento per il medico condotto di Bordighera, Dottor Antonio, è dato da un suo collega inglese, chiamato a consulto al capezzale della contessina Lucy: Potrebbe passar per inglese; vedete come parla inglese! Sì, potrebbe essere un inglese. Un brano tratto dalla traduzione italiana del Dottor Antonio (1856) coglie sul nascere il turista in Liguria: In un bello e splendido giorno di aprile 1840 una elegante carrozza da viaggio tirata da quattro cavalli di posta, correva di pien galoppo nella strada della cornice, famosa tra gli eleganti giramondo: strada come ognun sa che percorre da Genova a Nizza tutta la Riviera di ponente. ‘Eleganti giramondo’ è la traduzione di ‘tourists‘ : la prima attestazione di un equivalente italiano è in G.F. Baruffi, nel 1837, ma evidentemente il termine ancora nel 1856 non era molto diffuso: "mi cacciai io pure in quella turba di toristi britannici..." Per chiudere con il turismo, vi offriamo un souvenir dell’inizio del turismo di massa sulla nostra Riviera, fra anni ‘50 e ‘60. Il nome di Bergeggi ottenne una certa popolarità grazie ad un 45 giri, intitolato L'isolotto di Bergeggi e cantato da Enzo Amadori. La canzoncina invitava i turisti a visitare l'isolotto, informando che il giorno migliore è il giovedì: Sull'Isolotto di Bergeggi delizioso in mezzo al mar di mattino o pomeriggio voi dovete visitar, c'è un signore piccolino dall'aspetto molto fier. che solfeggia giorno e sera col suo magico clarin. Quell'omino molto saggio solamente il giovedì, dalle sette al mezzodì fa la "Forza del destin" poi finisce per schiacciare un pisolin. Sogna d'essere alla Scala acclamato esecutor Poi si sveglia e si consola con un po’ di Trovator...
Spotorno è costituito da due nuclei principali: uno a livello del mare, dove ora ci troviamo, che ha avuto una consistente e moderna crescita edilizia, e l’altro - dove saremo fra poco - situato sul pendio di un piccolo rilievo, l’antica borgata Monte, che ha conservato intatto il suo antico aspetto. Attraversiamo ora la via Aurelia e P.zza Colombo per una sosta dinanzi alla chiesa parrocchiale della Ss.Annunziata. |
©
2000 Multimedialita:
tutti i diritti riservati.